Le viti che non sono mai morte
Alla fine dell'Ottocento la fillossera, un insetto arrivato dall'America, distrusse quasi tutti i vigneti europei. La soluzione fu innestare le viti europee su radici americane resistenti, ed è così che si coltiva quasi ovunque ancora oggi.
A Tramonti, per la natura sabbiosa e vulcanica di certi terreni e per l'isolamento dei terrazzamenti, alcuni ceppi non sono mai stati colpiti: sono viti a piede franco, cioè sulle proprie radici, e alcune di quelle piante hanno superato il secolo di vita.
Sono ceppi enormi, con tronchi che sembrano alberi, sostenuti dalle pergole alte tipiche della zona: si cammina sotto la vite, non accanto.
I vitigni di casa
Il vitigno rosso che identifica Tramonti è il Tintore, un'uva a polpa rossa — una rarità — che dà vini scuri, tannici e longevi. Accanto crescono il Piedirosso, che qui si chiama per' e palummo, e l'Aglianico.
Fra i bianchi ci sono la Falanghina, la Biancolella e due varietà locali che altrove non si trovano: la Pepella, con i suoi acini piccolissimi, e la Ginestra, chiamata anche Bianca Tenera.
La denominazione è la Costa d'Amalfi, che ha tre sottozone: Tramonti, Ravello e Furore.
Come si visitano le cantine
Le aziende di Tramonti sono piccole e a conduzione familiare, sparse fra le frazioni. Diverse organizzano visite e degustazioni, ma quasi sempre su appuntamento: non sono strutture con orari da museo.
Il modo giusto di fare è telefonare o scrivere qualche giorno prima. Se ci chiedete una mano quando siete qui, vi diciamo chi in quel periodo riceve.
La vendemmia si fa fra settembre e ottobre, ed è il periodo in cui la valle è più bella: la luce cambia, i terrazzamenti si riempiono di gente, e nell'aria c'è odore di mosto.
Come si beve
I rossi di Tramonti a base Tintore sono vini strutturati, con tannino evidente e un'acidità che li tiene in piedi negli anni: vogliono cibo, e quello del posto funziona benissimo — carni, formaggi stagionati, ragù.
I bianchi da Falanghina, Biancolella, Pepella e Ginestra sono più minerali che fruttati, e stanno bene con il pesce azzurro della costa e con i latticini freschi.
Molte cantine producono anche un rosato, che in estate è quello che qui si beve davvero.
La vendemmia e il paesaggio
Le pergole tramontine sono alte: si vendemmia da terra guardando in su, con le scale, e su terrazzamenti stretti dove i mezzi non entrano. È lavoro manuale, ed è il motivo per cui questi vini non sono mai a buon mercato.
Il periodo va da metà settembre a metà ottobre a seconda del vitigno e dell'altitudine. È anche il momento più bello per stare in valle: le foglie cambiano colore e i terrazzamenti si riempiono di gente.
Dal nostro giardino si vedono i filari sui versanti: una delle camere si chiama Uva per questo.
La denominazione Costa d'Amalfi
La DOC Costa d'Amalfi è stata riconosciuta nel 1995 e comprende tre sottozone: Tramonti, Ravello e Furore. Ognuna ha caratteri propri, legati all'altitudine, all'esposizione e ai vitigni prevalenti.
Tramonti è la sottozona più interna e più alta: qui i vigneti stanno fra i duecento e i seicento metri, su terreni di origine vulcanica, e le escursioni termiche fra giorno e notte sono più marcate che sulla costa.
È una produzione piccolissima in termini di bottiglie: qualche centinaio di migliaia in tutta la denominazione, contro i milioni di zone più grandi.
Cosa portarsi via
Le bottiglie di Tramonti si trovano nelle cantine del posto e in alcune enoteche della Costiera. Comprarle direttamente in azienda ha due vantaggi: si assaggia prima, e si parla con chi le ha fatte.
Oltre al vino, dalla valle escono l'olio extravergine dei terrazzamenti, le conserve di pomodorino e il concerto, il liquore d'erbe della tradizione tramontina. Sono le cose che i nostri ospiti mettono in valigia più spesso.
La colazione la prepara Carolina
Fatta in casa, con i prodotti del posto, su richiesta. È la cosa di cui parlano quasi tutte le recensioni.
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